Il dragoncello è pianta originaria della Russia e della Siberia, e diffusa in occidente in seguito alle crociate. Il suo consumo è quasi limitato alla cucina francese. Il nome di questa pianta deriva dal fatto che in passato veniva utilizzata per le sue presunte capacità curative dei morsi di serpenti.

E’ una pianta erbacea perenne non spontanea e forma cespugli alti circa un metro. Le foglie sono sottili e allungate e di un bel colore verde brillante con aroma simile all’anice, ma un po’ pepato. Esistono due qualità di dragoncello quello russo e quello francese; quest’ultimo è preferibile in quanto più delicato.

Le foglie possono essere raccolte, facendo attenzione a non incidere la parte legnosa del cespuglio, durante tutto l’anno, anche se il periodo migliore è l’estate. E’ una pianta aromatica dal sapore molto marcato e inconfondibile che rischia di predominare sugli altri ingredienti quindi, se consumato fresco, va utilizzato in quantità limitata. Può essere conservato congelato o essiccato. Le foglie essiccate però mantengono difficilmente l’aroma e devono quindi essere consumate in breve tempo.

Il dragoncello compare nella preparazione di moltissime salse con le quali accompagnare pesce, pollame, carne, frittate. Famose sono le salse al dragoncello – la bernese oppure la tartara; compare anche in alcune ricette di mostarda e nelle marinate in quanto si presta magnificamente ad aromatizzare l’aceto. Da utilizzare comunque con parsimonia nelle pietanze corre poiché l’aroma aumenta con la cottura.

Durante il Medioevo era utilizzato per curare malattie di fegato e cuore; ha infatti azione antisettica, digestiva, incrementata dell’attività epatica e renale; inoltre una componente di questa erba pare aiuti il fluidificazione del sangue.